CAMPOFIORITO STAZIONE è il nome del progetto cofinanziato con contributo pubblico POFESR Sicilia 2007-2013, Asse 3 Linea di intervento 3.2.2.4, di adeguamento funzionale dei locali dell’ex stazione di Campofiorito da adibire a centro servizi per il visitatore. Il comune di Campofiorito, con circa 1300 abitanti, fa parte della città metropolitana di Palermo.   Le sue origini storiche risalgono ad un nucleo abitativo insediatosi nel periodo greco che in epoca romana venne a cessare  di importanza che venne occupata dagli arabi e ridotta a un piccolo paesino con il nome “Ballanūba”, patria di un noto poeta arabo di Sicilia il cui Canzoniere (Dīwān ) è stato studiato dal grande arabista Umberto Rizzitano,  ordinario a Palermo nella seconda metà del XX secolo di Lingua e Letteratura araba.
Successivamente la città prese il nome di Bellanova. Nel XII secolo, precisamente nel 1246, l’imperatore Federico II di Hohenstaufen in seguito alla sua lotta contro i musulmani, allontano da Bellanova gli occupanti che si dispersero, e gli abitanti cristiani si spostarono verso l’odierno Campofiorito, dando origine a “Casale Bellanova”.

Attraverso un complesso giro di eredità, compravendite e successioni, il Casale Bellanova passò al principe Stefano Reggio, a cui fu concessa l’investitura il 5 dicembre 1698. Quando, però, dopo la metà del Settecento, suo nipote, il principe Stefano Reggio-Gravina, pensò di servirsi dello “jus aedificadi” del 1452 per costruire su quelle terre un nuovo paese, dovette fare i conti con la ferrea opposizione dei notabili di Corleone e Bisacquino, che non riuscivano ad accettare la nascita di un nuovo agglomerato urbano in concorrenza con i loro.

Reggio avrebbe potuto costruire il suo paese, pagando però un indennizzo alle due città vicine. Lo “jus aedificandi”, concesso da Alfonso d’Aragona tre secoli prima, quindi, consentì al principe dì avere la meglio, contro le stesse disposizioni giuridiche del tempo, che vietavano la costruzione di nuovi paesi che distassero meno di sette miglia da altri centri urbani.

Stefano Reggio-Gravina ebbe così via libera per realizzare l’ambizioso progetto di riunire sotto la sua proprietà il feudo Batticani e il feudo Scorciavacche.

In un primo momento il principe chiamò la cittadina in costruzione “Santo Stefano Reggio”.

I lavori di costruzione ebbero inizio nel 1768, primo giorno di primavera: una data probabilmente non casuale, che voleva avere un significato bene augurale. Le prime case, tutte di eguali dimensioni. Nell’asse culminante con la collinetta del Calvario, a circa 700 m sul livello del mare, fu costruita la piccola chiesa di Santo Stefano, protettore del paese.

Testimonianza della presenza del principe è la chiesa di Santo Stefano, che sorge in via Calvario. All’interno della chiesa vi si conserva anche una lapide in marmo con iscrizioni latine, rinvenuta nel 1935, fatta incidere probabilmente dallo stesso Stefano Reggio.

Per popolare il nuovo paese il principe emanò un bando, promettendo la concessione gratuita del terreno dove costruire la casa e il pagamento di lievi censi per gli appezzamenti di terreno concessi in enfiteusi. Dai paesi del circondario, allora, arrivò tanta gente, attratta dal miraggio della casa e del lavoro. Già nel 1798, Campofiorito contava 775 abitanti, fino ad arrivare – negli anni ’50 – a 2.500. Dopo le ondate migratorie degli anni ’60, però, gli abitanti si stabilizzarono temporaneamente ai 1700 cifra in discesa fino ai giorni odierni.

Turismo ed Arte

Arrivati in paese si nota subito la statua in bronzo dedicata ai caduti delle due guerre mondiali. Di Fronte fa bella mostra la fontana rotonda in pietra. Inoltre si nota l’ex lavatoio pubblico ed altre opere sparse per il paese. Il primo sabato d’agosto si tiene una sagra delle fave dove per l’occasione si costruiscono delle capanne dove si distribuiscono le fave e prodotti tipici e del vino nostrano.

Dal punto di vista turistico, la citta’ offre la possibilita’ di ammirare delle Chiese, tra le quali spiccano quella dedicata a Santo Stefano, di notevole importanza monumentale, edificata nel 1677  e quella ottocentesca dedicata a San Giuseppe caratterizzata da un’unica navata.  Infine, da visitare e valorizzare i suggestivi resti del castello di Scorciavacche, risalente all’ epoca secentesca e gli abbeveratoi, tipica espressione della vita e del paesaggio rurale.

Campofiorito ha una posizione equidistante tra Corleone e Bisacquino, importanti centri con economia prevalentemente agricola e la posizione della ex Stazione Ferroviaria, a pochi chilometri dal centro urbano sulla strada di collegamento con Roccamena, appare strategica rispetto agli attrattori ambientali e naturalistici presenti nella zona.

LA EX FERROVIA PALERMO SANT’ ERASMO – S. CARLO – BURGIO

Realizzata a più riprese tra il 1886 e il 1931, la strada ferrata a scartamento ridotto Palermo-Burgio era stata ipotizzata già all’epoca dell’ideazione della rete fondamentale dell’isola, poco dopo il 1860, al fine di collegare Palermo con l’entroterra a sud, privo, all’epoca, di una efficiente rete stradale. Un successivo tratto, mai realizzato, avrebbe dovuto, poi, procedere da San Carlo verso la costa meridionale dell’Isola, innestandosi, in tal modo, alla litoranea Castelvetrano – Agrigento.

Ex Ferrovia Burgio – Palermo Viadotto Ferroviario

 

Dismessa tra il 1954-1959, era lunga complessivamente 112 chilometri e attraversava territori paesaggisticamente assai differenti, snodandosi il tracciato tra la costa palermitana e la Conca d’Oro, le aree collinari immediatamente a sud e quelle montane, i boschi di Ficuzza e i rilievi di Corleone e della Valle del Fiume Sosio.

La stazione capolinea di Palermo Sant’Erasmo si trovava sulla sponda sinistra del fiume Oreto, presso la sua foce, sito oggi non più individuabile, poiché demolito dopo la chiusura della linea. Varcato il fiume Oreto su un ponte in ferro, anch’esso non più esistente, la ferrovia fiancheggiava la rimessa locomotive (oggi, dopo un attento restauro, adibito a spazio multifunzionale) e procedeva tra la campagna della Conca d’Oro e il golfo di Palermo. Dopo Acqua dei Corsari, il binario abbandonava il litorale e si inoltrava, attraverso ricchi agrumeti, raggiungendo, dopo Portella di Mare, la vallata del fiume Eleuterio. Oltre Misilmeri, ove il paesaggio agricolo lasciava spazio al tradizionale latifondo a grano, scendeva sul fondovalle e attraversava il fiume Eleuterio sul ponte Mortilli, in pietra a tredici archi, parzialmente in curva, tuttora esistente. Il tracciato, poi, in ripida salita, raggiungeva le pendici di Rocca Busambra e la stazione di Godrano (oggi restaurata e adibita a ristorante), la più alta della linea, a 651 metri s.l.m., oltre la quale si inoltrava nel Bosco della Ficuzza, muovendosi sinuosamente sinuoso nel cuore del bosco. Subito dopo, valicato il fiume Belice sinistro, il binario risaliva a Corleone (la cui stazione è stata recentemente restaurata), proseguiva tortuosamente, tra belle colline a frumento, raggiungeva, in successione, le stazioni di Campofiorito, Contessa Entellina e Chiusa Sclafani per poi discendere nell’alberata valle del Malotempo, di fronte la rupe di Giuliana. Sboccato nella larga vallata di San Carlo e superato il fiume Sosio su un ben viadotto a 13 arcate (ancora oggi esistente), allo sbocco della profonda gola dominata dal bastione roccioso su cui sorge il castello Gristia, il tracciato risaliva, infine, le pendici della valle del Verdura e terminava al capolinea di Burgio, in vista delle rupi di Caltabellotta.

In atto, i due tronchi compresi tra la ex Stazione di Campofiorito e San Carlo – Burgio, a sud,  e Corleone – Ficuzza, a nord, possono essere utilizzati quali piste ciclabili.

 

LA EX STAZIONE FERROVIARIA DI CAMPOFIORITO

A servizio della ex ferrata Palermo Sant’Erasmo – Burgio, l’edificio, perfettamente restaurato, si trova a circa due chilometri dal centro abitato di Campofiorito. La sua posizione geografica ne fa eccellente punto nodale in una vasta porzione di territorio di notevole pregio naturalistico-ambientale, paesaggistico (nonché archeologico e storico-monumentale) ricompreso nell’area vasta dei Monti Sicani, la cui valenza è attestata dalla presenza di numerose e diverse aree naturali protette, che, più avanti si elencano.

In particolare, la ex Stazione ferroviaria di Campofiorito e il tratto della ex linea ferrata compreso tra la stessa e Burgio, a sud, e Corleone, a nord, costituiscono porte ideali al Parco naturale dei Monti Sicani e a gran parte dei territori dei Siti di Interesse Comunitario e delle Zone di Protezione speciale immediatamente limitrofi.

 

Ex Ferrovia Burgio – Palermo – sedime Ferroviario

Campofiorito è, infatti, ben collegato per mezzo della rete viaria statale e provinciale con i centri abitati limitrofi i cui territori ricadono all’interno delle aree protette di cui sopra; di seguito se ne indicano le distanze chilometriche:

Campofiorito – Bisacquino: km 7,1 (SS 188);

Campofiorito – Corleone: km 10,8 (SS 188);

Campofiorito – Chiusa Sclafani: km 11,8 (SS 188);

Campofiorito – Giuliana: km 16,6 (SS 188);

Campofiorito – Contessa Entellina: km 13,2 (SP 12);

Campofiorito – Borgo di San Carlo (Chiusa Sclafani): km 21,9 (SS 188 e SS 386);

Campofiorito – Roccamena: km 21, 6 (SP 44);

Campofiorito – Prizzi: km 23,8 (SS 118);

Campofiorito – Palazzo Adriano: km 24,4 (SS 188);

Campofiorito – Borgo di Filaga (Prizzi): km 27, 6 (SS 188);

Campofiorito – Burgio: km 29,4 (SS 188 e 386);

Campofiorito – Borgo di Ficuzza (Corleone): km 31,4 (SS 188 e SS 118);

Campofiorito – Sambuca di Sicilia: km 32,8 (SS 188).

 

 

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L’AMBITO GEOGRAFICO

Il territorio del Comune di Campofiorito è geograficamente compreso all’interno della porzione occidentale del sistema montuoso dei Monti Sicani che si dispiega per circa mille chilometri quadrati sui territori delle province di Agrigento e Palermo, tra le aste fluviali dei corsi idrici del Belice, a ovest, e del Platani, a est, e tra le pendici meridionali di Rocca Busambra, a Nord, e l’area di transizione tra la zona montana e il sistema di vallate collinari che degradano verso la costa, a Sud, sviluppandosi altimetricamente tra circa 300 m s.l.m. (Valle del Platani) sino alla quota massima di 1.578 m s.l.m. (Monte Cammarata).

Si tratta, in generale, di una disomogenea e discontinua successione di imponenti e aspri rilievi di natura prevalentemente carbonatica, irregolarmente ripartiti, in gran parte fittamente vegetati, talvolta isolati, talaltra confusamente aggregati tra essi, che s’innalzano prepotentemente con profili decisi, elevandosi, in gran parte, oltre i mille metri d’altezza.

Le morfologie dei massicci montuosi sono caratterizzate prevalentemente da pareti subverticali, con altezze superiori ai 200 metri, da creste (complesso di Monte Cammarata) e da versanti scoscesi che generano, di conseguenza, paesaggi incontaminati e primordiali. Ad esse si avvicendano morbide colline argillose, altopiani, strette e profonde incisioni fluviali (particolarmente significativa l’intricata rete di pareti e canyons di Monte Genuardo e delle gole dell’alto Sosio-San Carlo), fertili vallate, segnate dai mosaici colturali intensivi e di pieno campo, dalle quali emergono i rilievi stessi, separati in gruppi da ampie zone collinari e tra essi distinti per differenti orogenesi, morfologie, manto vegetale.

Un paesaggio del tutto integro e oltremodo vario, la ricca biodiversità vegetale, la presenza di importanti specie dell’avifauna, le peculiarità geomorfologiche, fanno del territorio sicano una delle aree naturalisticamente più importanti dell’Isola. In esso, perciò, sono ricompresi il Parco naturale regionale dei Monti Sicani (esteso circa 44.000 ettari), alcune Riserve naturali regionali (inglobate nella perimetrazione del Parco steso) e un gran numero di Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale (ZPS), istituiti al fine di tutelare questo eccezionale complesso di ambienti, che, di seguito, si elencano:

            SIC e ZPS

Boschi Ficuzza e Cappelliere, Vallone Cerasa, Castagneti di Mezzojuso (ITA020007);

Rocca Busambra e Rocche Di Rao (ITA 020008);

Calanchi, lembi boschivi e praterie di Riena (ITA 020022);

Bosco di Sant’Adriano (ITA 020025);

Serra del Leone e Monte Stagnataro (ITA 020028);

Monte Rose e Mone Pernice (ITA 020029);

Monte d’Indisi, Montagna dei Cavalli, Pizzo Potorno e Pian del Leone (ITA 020031);

Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco (ITA 020035);

MonteTriona e Monte Colomba (ITA020036)*;

Monti Barracù, Cardelia, Pizzo Cangialosi e Gole del Torrente Corleone (ITA 020037);

Rocche di Entella (ITA 020042);

Monti Sicani, Rocca Busambra e Bosco Della Ficuzza (ITA 020048)*;

Complesso Monte Telegrafo e Rocca Ficuzza (ITA 040006).

* SIC che interessano il territorio comunale di Campofiorito.

            Parchi naturali

Parco naturale dei Monti Sicani.

            Riserve naturali

R.N.O. Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco**;

R.N.O. Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio**;

R.N.O. Monte Carcaci**;

R.N.O. Monte Cammarata**;

R.N.O. Bosco di Ficuzza e Rocca Busambra.

** Inglobate del Parco naturale dei Monti Sicani.

 

GLI AMBIENTI NATURALI DI RILEVANTE INTERESSE PROSSIMI ALLA EX STAZIONE DI CAMPOFIORITO

I seguenti ambienti sono quelli raggiungibili direttamente dalla ex linea ferrata e dalla rete viaria esistente e, comunque, non distanti generalmente più di quindici chilometri in linea d’aria dalla ex Stazione di Campofiorito.

Monte Genuardo (Contessa Entellina, Giuliana, Sambuca di Sicilia) – SIC, R.N.O, Parco dei Sicani.

Il contraffore calcareo di Monte Genuardo (1180 m s.l.m.), uno dei più imponenti rilievi dei Monti Sicani custodisce uno dei più antichi, vasti e lussureggianti boschi naturali di quercia della Sicilia. Nella parte più antica del querceto, a circa 3 chilometri da Contessa Entellina, si erge l’Abbazia di Santa Maria del Bosco, un imponente complesso edificato tra il 1593 e il 1646; sulla sommità di Monte Genuardo, in bellissima posizione, sono i resti di Adranon, insediamento indigeno occupato dai Greci nel VI sec. a. C. e colonia selinuntina.

Rocca e Grotta d’Entella e Lago Garcia (Contessa Entellina) – SIC, ZPS, R.N.I.

Rilievo costituito prevalentemente da cristalli di gesso, che emerge (557 m s.l.m.) a monte della confluenza tra i due rami del Fiume Belice. La sua posizione, nell’ambito del morbido territorio collinare circostante, la rende non solo elemento di grande pregio paesaggistico, ma, anche, una sorta di “isola” sotto l’aspetto bio-ecologico Alla base della parete ovest vi si apre una preziosa cavità di origine carsica, che si sviluppa su tre livelli di gallerie, estese circa 1000 metri.

Monti di Palazzo Adriano e Valle del Sosio (Palazzo Adriano, Chiusa Sclafani, Burgio, Bivona) – Parco dei Monti Sicani,  RNO, SIC, ZPS.

L’area della R.N.O., cuore del Parco dei Monti Sicani, offre grandiosi scenari naturali in gran parte del tutto incontaminati e impreziositi dalle acque del Fiume Sosio che si intercalano ad alte vette, gole, anfratti, dirupi, aree montano-collinari e rigogliose aree boschive. La vasta area, che annovera una serie di possenti rilievi calcarei compatti, presenta anche emergenze geologiche e paleontologiche estremamente importanti dal punto di vista scientifico e considerate rarissime in Italia. È il caso dell’enorme blocco calcareo denominato Pietra di Salomone (nei pressi di Palazzo Adriano) – costituito da rocce sedimentarie tra le più antiche della Sicilia poiché risalenti a 260 milioni di anni fa – un giacimento paleontologico contenente fauna e flora fossile di eccezionale importanza, prezioso elemento di studio e datazione della terra e della sua fauna primitiva. Ma, anche dal punto di vista paesaggistico, della vegetazione e della fauna l’ambito è da considerare, nel suo complesso, di straordinario interesse per la presenza di un’elevata varietà ambientale che determina una altrettanto ricca biodiversità florofaunistica. Numerose le foreste naturali – talune delle quali antichissime e incontaminate, come quelle del Bosco Rifesi e Sant’Adriano – con prevalenza di Leccio e Roverella frammisti ad altre essenze arboree ed arbustive tipiche dell’entroterra siciliano e costituenti nel loro insieme le varie formazioni di Macchia mediterranea, oggi ovunque in via di forte regressione per effetto dell’azione antropica. Non meno espressivi sono gli ambienti delle rocce – le quali, inaccessibili all’uomo, conservano un elevato carattere di naturalità ed annoverano specie vegetali di grande interesse – e quelli di ripisilva delle strette gole e dei corsi d’acqua, in particolare del Fiume Sosio, che ospitano il Pioppo, il Salice, l’Olmo, il Frassino e numerosissime erbacee. Importante e ricca la fauna presente con alcuni mammiferi, quasi tutte le specie di rettili presenti in Sicilia e cospicui contingenti dell’ornitofauna migratoria e stanziale (ben 60 le specie censite), tra i quali numerosi, rari rapaci.

Particolarmente interessante la profonda gola, di notevole interesse geomorfologico, lunga 8 km e profonda 300 metri dominata, dall’alto di una rupe, dai ruderi del Castello Gristia.

Monte Triona e Monte Barracù (Bisacquino) – SIC, ZPS

Il primo è un alto rilevo (1215 m s.l.m.), caratterizzato da importanti presenze floristiche e di interesse paesaggistico. Su di una parete rocciosa vi svetta il Santuario della Madonna del Balzo, eretto alla fine del ‘600; alle pendici è un’area attrezzata realizzata dall’Azienda Regionale Foreste Demaniali. Dal vicino Monte Barracù (1420 m s.l.m.), anch’esso notevole dal punto di vista floristico, nasce, con il nome di Fiume della Mendola, il Fiume San Leonardo.

Monte Colomba (Palazzo Adriano, Chiusa Sclafani) – Parco dei Monti Sicani, SIC, ZPS

Ricoperto da un fitto bosco di Lecci, Frassini e Querce virgiliane, Monte Colomba (1197 m s.l.m.), che si eleva a Est di Bisacquino, rappresenta un sito importante per la presenza di rare orchidee, di un’espressiva vegetazione rupestre e di numerosi endemismi vegetali. Le sue pendici si raggiungono da Bisacquino, procedendo sulla Statale 188 in direzione Palazzo Adriano-Prizzi.

Lago Gammauta (Palazzo Adriano) – Parco dei Monti Sicani

Creato con lo sbarramento di una profonda gola del Fiume Sosio, il piccolo ma particolarmente suggestivo specchio d’acqua, bordeggiato da Pioppi, Salici e Tamerici ed incastonato in un fitto bosco di Querce e Frassini, costituisce luogo di sosta di numerosi migratori e notevole elemento del paesaggio.

Monte Rose (Palazzo Adriano, Bivona) – Parco dei Monti Sicani, SIC

Imponente rilievo (1436 m s.l.m.) che si innalza a Sud-est di Palazzo Adriano, caratterizzato da aspetti di foreste di Conifere mediterranee di montagna, impreziosito da prati oro-mediterranei, orchidee e da una particolarmente rigogliosa e ricca vegetazione rupestre.

Serra del Leone (SIC, ZPS), Lago Fanaco, Lago di Pian del Leone (Castronuovo di Sicilia, Santo Stefano di Quisquina) – Parco dei Monti Sicani

Vasta area montuoso-collinare nel cuore dei Monti Sicani che annovera una serie di picchi che superano tutti i 1000 metri – Serra Leone (1316 m s.l.m.) Pizzo Lupo (1.092 m s.l.m.), Pizzo Stagnataro (1346 m s.l.m.), Piano di Fieravecchia (1081 mt), Pizzo Catera (1192 m s.l.m.), Monte Scuro (1301 m s.l.m.), Cozzo Manafarina (1239 m s.l.m.) – di notevole interesse paesaggistico e naturalistico. Vi insistono due bacini artificiali, importanti luoghi di sosta per contingenti ornitici migratori: il Lago Fanaco e il Lago di Pian del Leone, quest’ultimo realizzato sbarrando il Fiume Sosio, praticamente all’inizio del suo lungo percorso (56 km circa). Questo importante corso d’acqua, infatti, ha origine nella catena montuosa di Serra del Leone, tra i rilievi di Cozzo Stagnataro, Pizzo Catera e Cozzo Confessionario.

Montagna dei Cavalli (Prizzi) – Parco dei Monti Sicani

Rilievo calcareo (1007 m s.l.m.) che si dispiega in senso Est-ovest per oltre due chilometri nel settore orientale dei monti Sicani, delimitato da alte e ripide pareti rocciose a precipizio sull’alto corso del Fiume Sosio. Sito di interesse archeologico – vi si sviluppò un grande e prospero abitato in vita in età greca e sino alla conquista romana dell’Isola, alla metà del III secolo a. C. – riveste anche interesse naturalistico e paesaggistico per la presenza di belle foreste di Conifere mediterranee e di significativi aspetti di vegetazione rupestre.

Lago di Prizzi (Prizzi) – Parco dei Monti Sicani

Bacino artificiale (650 m s.l.m.) con una capacità di 9 milioni di metri cubi, realizzato mediante lo sbarramento del Fiume Sosio. Racchiuso tra la Montagna dei Cavalli (vedi) e Cozzo di Palma, costituisce un ambito di notevole valore paesaggistico. Si raggiunge da Prizzi, seguendo l’apposita segnaletica.

Piana di Filaga (Prizzi)

Biotopo di interesse naturalistico per la presenza di numerose aree acquitrinose, ricche di flora e fauna specializzate, e di sorgenti che formano i bracci da cui trae origine il Fiume Platani.

Bosco della Ficuzza, Rocca Busambra, Bosco del Cappelliere, Gorgo del Drago (Marineo, Monreale, Godrano, Corleone, Mezzojuso) – RNO, SIC, ZPS

Il complesso boschivo incluso nella Riserva è, con i suoi 7500 ettari, la foresta più ricca ed estesa della Sicilia occidentale ed una tra le più vaste e scientificamente interessanti zone protette dell’Italia meridionale per la presenza di importanti aspetti di biodiversità, varietà di ecosistemi e paesaggi. L’area è fortemente caratterizzata dalla possente mole di Rocca Busambra, un massiccio carbonatico che raggiunge 1613 metri di quota, che, congiungendosi con Rocca Ramusa, costituisce un’imponente dorsale lunga più di 16 chilometri, i cui paesaggi si presentano generalmente aspri e scoscesi, con ripide pareti e morfologie superficiali tipiche delle zone carsiche. Rilevante la rete idrografica dell’intera area – che annovera alcuni importanti ambienti quelli umidi (Gorgo del Drago e Gorgo Lungo) e due tra i maggiori fiumi della Sicilia occidentale, il San Leonardo e il Belice – che dà luogo a spettacolari gole di origine tettonica, come quelle site in contrada Drago. Notevolissimo il patrimonio avifaunistico, con particolare riferimento ai rapaci: non esiste, infatti, in Europa un’area che, a parità di dimensione, ospiti una così alta varietà di specie. Lo spettacolare complesso dolomitico della Rocca Busambra, che si innalza dal bosco di Ficuzza sino a raggiungere i 1613 metri d’altezza, rappresenta, anche da questo punto di vista, una delle emergenze naturalistiche tra le più importanti della Sicilia. Le particolari caratteristiche fisiche del complesso (le lisce pareti del versante Nord costituiscono ideali aree per la nidificazione, mentre il bosco e le superfici aperte sono ottimi terreni di caccia per i rapaci) fanno della montagna l’habitat ideale dell’Aquila reale, del Falco pellegrino, del Grillaio, del Nibbio reale e bruno, del Gracchio corallino (sulla Rocca si trova la colonia più numerosa della Sicilia), dello lo Storno nero, presente in Italia solamente in Sicilia e Sardegna: uccelli, questi, in buona parte ormai rari e non soltanto nell’Isola.

Rocche di Rao (Corleone) – SIC, ZPS

Geograficamente attinenti al complesso montuoso di Rocca Busambra, le Rocche di Rao (672 m s.l.m.), costituiscono un importante elemento del paesaggio e sono particolarmente interessanti per la presenza di numerose zone umide. Si elevano lungo la Statale 118, pochi chilometri prima dell’abitato di Corleone.

Gole del Torrente Corleone (Corleone) – SIC

Valle di erosione fluviale di grande interesse paesaggistico, paleontologico e geomorfologico, annovera luoghi di grande suggestione e incontaminati, quali la corona di rocce calcarea entro la quale si trova, come adagiato in una conca, l’abitato di Corleone; il maestoso altopiano di Montagna Vecchia; le Gole del Drago, lungo il fiume Frattina; la Cascata delle due Rocche, ai piedi del Castello Sottano, formata da un salto delle acque del Torrente Corleone.

Monte Cardellia (Corleone) – SIC

Alta e strapiombante bastionata calcarea (1266 m s.l.m.) che si eleva a Sud del complesso della Busambra (vedi) di interesse paesaggistico e naturalistico per la presenza di macchie di Querce sempreverdi, di rari falconiformi e passeriformi con distribuzione limitata in Sicilia.